DOMANDE & RISPOSTE SULLA SCLEROTERAPIA DELLE VENE
VARICOSE E DEI CAPILLARI
Sui trattamenti sclerosanti per
le varici ed i capillari delle gambe si è scritto molto: ritengo pertanto utile
approfondire l'argomento in modo divulgativo, evidenziando quelli che sono i
benefici del trattamento e quali possono essere le ragioni della sua non
completa efficacia, usando come traccia proprio le domande che mi sono state
poste direttamente dai pazienti nel corso di numerosi anni di pratica
scleroterapica.
D: Che cosa è esattamente la
scleroterapia?
R: La
scleroterapia è una tecnica angiologica che comporta la chiusura di un tratto
venoso sede di varice oppure di un gruppo di capillari (teleangectasie)
mediante l'iniezione nei vasi stessi, in punti ben determinati, di una
soluzione sclerosante che causa istantaneamente una reazione infiammatoria
locale (flebite chimica); questa reazione provoca in seguito la trombizzazione
ed il successivo riassorbimento del tratto varicoso oppure la cancellazione dei
capillari.
D: Ma se elimino le vene
superficiali, cosa succede alla circolazione venosa?
R: Nulla.
Il circolo venoso superficiale è "sacrificabile", poiché la
maggioranza del sangue venoso che ritorna al cuore passa attraverso il circolo
venoso profondo. E' lo stesso motivo per cui ci si può operare di varici.
D: Che cosa contengono le
soluzioni sclerosanti?
R: Nelle
soluzioni usate per la scleroterapia sono presenti diversi composti; poiché
esistono più di dieci tipi di soluzioni sclerosanti, diventa lungo e noioso
elencare qui tutti la loro composizione chimica. Nelle soluzioni sclerosanti
d'uso più frequente i componenti principali sono l'alcool polidocanolico, la
glicerina cromata, il sodio salicilato ed il sodio tetradecilsolfato usati a
varie concentrazioni. Sono ormai del tutto abbandonate le soluzioni contenenti
iodio.
D: Ci sono state reazioni
allergiche a queste soluzioni sclerosanti?
R: Sono
parecchi anni che non si registrano reazioni allergeniche importanti.
Ovviamente ciò non significa che non possano esistere pazienti sensibilizzati a
qualcuno dei composti sclerosanti.
D: Iniettando la soluzione
sclerosante in vena e provocando perciò una flebite chimica, ci sono rischi di
provocare emboli o di avere una flebite di grosse dimensioni?
R: No.
L'azione lesiva della soluzione sclerosante è limitata alla parete venosa nel
punto d'iniezione; già a breve distanza dal punto sottoposto a sclerosi il
composto è così diluito da essere inoffensivo.
D: La scleroterapia è una
tecnica recente?
R: No. La
scleroterapia delle varici è una tecnica antica; nel 1853 in Francia già si
eseguivano sclerosi di varici. L'introduzione della scleroterapia su vasta
scala risale alla metà degli anni '70.
D: Quali sono i distretti venosi
cui è applicabile la scleroterapia?
R: La
scleroterapia è particolarmente indicata per la rimozione di capillari
(teleangectasie), di varici di piccolo-medio calibro e degli angiomi cutanei;
tuttavia anche vene varicose di maggiori dimensioni sono rimosse con successo.
La possibilità di adottare composti sclerosanti sotto forma di schiuma
(sclero-mousse) consente, nei casi selezionati, di rimuovere varici anche
safeniche.
D: Quale percentuale di riuscita
possiede la scleroterapia?
R:
Basandosi sui dati disponibili nella Letteratura Scientifica, circa l'80% delle
teleangectasie e il 75% delle microvarici trovano soluzione definitiva con la
scleroterapia. Come esperienza personale, nella mia casistica dal 1984 ad oggi
ho ottenuto percentuali sovrapponibili.
D: Quali sono le
controindicazioni a questa tecnica?
R: Le
controindicazioni alla scleroterapia, comuni peraltro alla maggior parte degli
interventi terapeutici invasivi, sono divise in assolute e relative:
Controindicazioni assolute
sono la gravidanza, le lungodegenze che obbligano il paziente a
letto, episodi recenti (meno di dodici mesi) di tromboflebite superficiale
o di trombosi venosa profonda, , il diabete mellito scompensato, la
presenza di tumori maligni, le malattie del surrene, la
tubercolosi, alcune malattie renali (glomerulonefriti e nefrosi).
Controindicazioni relative
sono alcune malattie del fegato (epatiti acute virali, tossiche o da
farmaci; cirrosi epatica), gli
stati febbrili, , l'asma allergico e bronchiale, alcune malattie del
cuore (miocarditi e endocarditi), le discrasie ematiche.
D: La scleroterapia è una
tecnica dolorosa?
R: Poco o
nulla; gli aghi ipodermici monouso usati per la scleroterapia sono di calibro
ridottissimo. Nei soggetti particolarmente sensibili è possibile far precedere
l'iniezione dall'applicazione di una pomata anestetica.
D: Esiste un periodo dell'anno
specifico per eseguire la scleroterapia?
R: La
scleroterapia viene eseguita di solito nel periodo freddo, ciò non tanto per
l'assenza della venodilatazione dovuta al calore, quanto per evitare che i UV,
colpendo direttamente la parte sclerosata, creino pigmentazioni della pelle
difficili poi da rimuovere. E' buona norma comunque evitare di sottoporsi a
scleroterapia nei mesi molto caldi (giugno-luglio-agosto).
D: Dopo la sclerosante come si
presenta la pelle sovrastante la zona trattata?
R: La cute
della zona sottoposta a sclerosi non è di norma interessata dal processo
chimico, il quale avviene all'interno della parete dei vasi; nel caso dei
capillari è normale che parte della soluzione sclerosante fuoriesca nei tessuti
vicini (data la sottigliezza della loro parete); in tal caso il fenomeno più
frequente consiste in un modesto arrossamento (eritema) della parte sottoposta
a sclerosi, che viene trattato localmente mediante pomate contenenti estratti
di hamamelis, centella asiatica ed altre sostanze emollienti.
D: Dopo la scleroterapia è
necessario applicare un bendaggio o una compressione sulla parte trattata?
R: Sì. L'applicazione
di una compressione (medicazione o fascia elastica) sulla parte sottoposta a
scleroterapia è un passaggio fondamentale per la buona riuscita della
sclerosi. In alternativa alle bende si possono usare calze elastiche
terapeutiche di compressione 18mmHg o classe1.
D: Per quanto tempo si deve
tenere fasciata la zona sottoposta a scleroterapia?
R: Il
bendaggio elastico o la medicazione vengono rimossi generalmente dopo tre-sette
giorni; se non sono programmate altre sedute di sclerosi si continua la
compressione, mediante calza elastica terapeutica di compressione 18mmHg o
classe1 per altri quindici giorni.
D: La scleroterapia può
provocare effetti indesiderati?
R: Anche
se raramente, la terapia sclerosante può presentare complicanze; esse sono
essenzialmente dovute 1). all'eccessiva aggressività della soluzione
sclerosante nei confronti della parete venosa e dei tessuti circostanti. 2). al
fenomeno conosciuto come "matting".
D: Qual'è l'effetto locale
dovuto all'aggressività della soluzione sclerosante?
R:
L'eccessiva aggressività del composto può provocare la comparsa d'ematomi nel
punto dell'iniezione: in soggetti con marcata reattività personale verso il
composto oppure con pelle delicata o molto chiara ciò può anche risultare in un
livido di colore blu-verdastro (questo accade specialmente nei pazienti con i
capelli rossi).
D: Come ridurre al minimo la
possibilità di ematomi post-sclerosi?
R: Un
controllo eseguito dopo sette giorni dall'iniezione solitamente elimina i
microtrombi eventualmente formatisi all'interno della vena sclerosata, mentre
l'applicazione di un bendaggio elastico adesivo per i giorni seguenti la
scleroterapia annulla in pratica la possibilità di comparsa di ematomi.
D: Quanto tempo rimane visibile
un livido comparso dopo scleroterapia?
R: In
genere il livido scompare dopo due/otto settimane (è importante non esporre
la parte livida all'azione del sole o dei raggi UV, perché creano pigmentazioni
difficili da rimuovere); la persistenza oltre i due mesi di un ematoma è raramente
seguita dalla sua scomparsa completa.
D: E' possibile tentare di
rimuovere un ematoma post-sclerosi di lunga data?
R: In
presenza di un ematoma post-sclerosi di vecchia data si devono attentamente
valutare le due possibili alternative per "schiarire la parte":
preparati per uso topico a base di idrochinone e di acido cogico, l'uso del
laser dermatologico, le tecniche di "microabrasione" oppure l'uso di
un esfoliante cutaneo come l'acido tricloroacetico o da applicare localmente (è
bene ricordare che quest'ultimo è un composto di non facile maneggiabilità).
D: Cosa è il fenomeno chiamato
"matting"?
R: Il
"matting" è un fenomeno per cui, dopo la rimozione di capillari e
varici di piccolo calibro mediante la scleroterapia, si assiste alla formazione
di nuovi vasi, che nascono nei pressi della zona sottoposta a sclerosi o
addirittura nello stesso sito. Statisticamente il "matting" è osservabile
nel 2% dei pazienti sottoposti a scleroterapia. Qualora il fenomeno si ripeta
anche nelle sedute seguenti, la prima misura d'attuare è quella di cambiare il
tipo di soluzione sclerosante o la sua concentrazione. Questo accorgimento
tuttavia non sempre elimina il fenomeno.
D: Quali altri rimedi esistono
allora per il "matting"?
R: Per
fenomeni di "matting" ribelli il rimedio migliore oggi è l'uso del
laser dermatologico.
D: Quante sedute di
scleroterapia servono per eliminare i capillari o le varici?
R: Il
numero delle sedute scleroterapiche dipende, ovviamente, dal quadro clinico e
dall'estensione della zona da sottoporre a terapia. La media delle sedute è
tre-quattro per gamba ma nei casi più complicati si arriva anche a dieci-dodici.
D: Con quale cadenza vengono
eseguite le sedute di scleroterapia?
R: Di
solito, in assenza di effetti indesiderati importanti, esse sono settimanali o
quindicinali.
D: Dopo la scleroterapia devo
assumere qualche farmaco?
R: No.
D: Dopo la scleroterapia posso
avere un po' di febbre?
R: Sì. In
soggetti molto reattivi è possibile osservare un lieve rialzo della
temperatura, soprattutto serale, nelle 48 ore successive alla sclerosi . In tal
caso si può assumere tranquillamente farmaci antipiretici a base di
paracetamolo.
D: La scleroterapia per la
rimozione degli angiomi cutanei è differente da quella esposta finora?
R: No. Gli
angiomi cutanei ricevono lo stesso trattamento praticato a livello delle vene e
dei capillari delle gambe. Anch'essi poi necessitano della appropriata
compressione post-sclerosi. Nei casi in cui l'angioma da rimuovere fosse posto
su una parte impossibile da bendare (palpebra, guancia) si usano speciali
cerotti che comprimono a sufficienza la parte interessata.
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Angiologia : prevenzione e cura delle malattie vascolari a cura del Prof. Edoardo ColomboI contenuti di questo sito, salvo diversa indicazione, sono rilasciati sotto una licenza Creative Commons